Ucraina
Zaporizhzhia come Fukushima?
Keystone-ats
10.08.2022 21:27

Foto: © Shutterstock
L’Ente nazionale ucraino per l’energia atomica mette in guarda sui piani di Mosca per la centrale nucleare. “Si rischia lo scioglimento dei materiali nucleari".
Le forze russe che
occupano la centrale nucleare di Zaporizhzhia si preparano a collegarla alla
Crimea, tagliando la rete elettrica ucraina. L'allarme è lanciato dall'ente
nazionale ucraino per l'energia atomica, Energoatom, che mette in guardia da
una pericolosa operazione che rischia di provocare un effetto Fukushima.
Sul fronte dei
combattimenti è ancora forte l'eco delle esplosioni alla base militare russa in
Crimea, con ogni probabilità colpita da un raid ucraino: riconquistare la
penisola annessa da Mosca nel 2014 per il presidente Volodymyr Zelensky è
ancora un obiettivo irrinunciabile.
Cosa vuole fare Mosca
Il piano russo per
riorientare la produzione di elettricità di Zaporizhzhia verso la Crimea
prevede di "danneggiare tutte le linee della centrale nucleare e di
togliere il collegamento al sistema elettrico ucraino", ha affermato il
presidente di Energoatom Petro Kotin. Tre linee sono state già manomesse e al
momento l'impianto funziona con una sola linea di produzione, "un modo di
lavorare estremamente pericoloso", ha aggiunto. Avvertendo che "siamo
già molto vicini" alla situazione che si era verificata a Fukushima, prima
del disastro alla centrale giapponese del 2011. "Non appena quest'ultima
linea verrà spenta, la stazione passerà al diesel, e tutto dipenderà
dall'affidabilità del loro lavoro e dalla sufficienza del carburante
disponibile per i motori diesel": il rischio è "lo scioglimento dei
materiali nucleari".
“Un pericolo per la regione”
L'allarme di Kiev è
condiviso dal G7. Il controllo della Russia sulla centrale "mette in
pericolo tutta la regione", hanno affermato i ministri degli esteri in una
nota. Mosca invece ha ribadito che le porte di Zaporizhzhia sono aperte
all'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), e che deve essere
l'Onu a consentire le ispezioni, finora ostacolate da Kiev. I russi inoltre
hanno chiesto una riunione del Consiglio di sicurezza per denunciare i
"recenti attacchi delle forze armate ucraine alla centrale nucleare".
Accuse ancora una volta rispedite al mittente dall'Ucraina, secondo cui le
bombe del nemico nei villaggi della zona hanno ucciso almeno 16 persone in
appena una notte.
Il punto sulla guerra
Intanto sul fronte
del conflitto le truppe di invasione stanno cercando di rafforzare l'offensiva
nel Donbass (secondo gli occidentali anche con il ricorso a volontari ed al
reclutamento di detenuti): a Bakhmut le autorità ucraine hanno segnalato sei
morti in un raid che avrebbe colpito anche una zona residenziale. Nel sud
invece le forze di difesa continuano a tenere alta la pressione su Kherson,
affermando che il nemico non è più in grado di controllare la linea ferroviaria
che collega la regione alla Crimea.
Proprio in Crimea i
filorussi hanno aggiornato il conto dei danni e delle vittime dopo le
esplosioni alla base di Saki: almeno un morto e quattordici feriti. In quello
che è sembrato il primo importante colpo messo a segno dagli ucraini nella
penisola, che secondo l'aviazione ucraina ha provocato la distruzione di almeno
una decina di velivoli da guerra.
La versione ufficiale
dell'accaduto è sempre quella russa di un incidente, anche perché Kiev ha
affermato di non saperne nulla. Eppure tutti gli indizi, supportati da fonti
militari ucraine, fanno ipotizzare un raid da lunga distanza, probabilmente con
i missili Neptune già utilizzati per affondare l'ammiraglia Moskva. O con gli
Atacms statunitensi, dalla gittata di 300 chilometri, che potrebbero essere
stati parte delle ultime forniture. Inoltre Zelensky, nel suo videomessaggio
serale, pur senza fare un riferimento diretto alla base è stato molto chiaro
sui suoi obiettivi: "Questa guerra contro l'Ucraina e contro l'intera
Europa libera è iniziata con la Crimea e deve finire con la Crimea. Con la sua
liberazione".

