La diretta
Iran: «I colloqui con gli USA avvenuti tramite un mediatore del Qatar»
Red. Online, Ats
23.09.2026 06:00

Foto: © EPA/HOUTHI MILITARY MEDIA CENTER HANDOUT
Ad affermarlo è il ministro degli Esteri iraniano che spiega come l’obiettivo era di comunicare le condizioni di Teheran – Nel frattempo, il presidente iraniano Massoud Pezeshkian è arrivato a New York, dove interverrà all'Assemblea generale annuale delle Nazioni Unite – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
23.09.2026 18:28
Iran minaccia la paralisi degli aeroporti ai Paesi che adotteranno le sanzioni Usa
Se i Paesi vicini collaborassero con gli Stati Uniti bloccando i voli iraniani, l'Iran farebbe in modo che i loro aeroporti non possano più operare: lo ha dichiarato Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, in un'intervista alla televisione di Stato.
Lunedì il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha affermato che tutte le compagnie aeree iraniane sarebbero costrette a cessare le operazioni il 23 settembre a causa della minaccia di sanzioni secondarie contro i fornitori di servizi aerei, a sette mesi dall'inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran.
23.09.2026 14:36
Ukmto: «Mercantile colpito a Hormuz in fiamme e alla deriva»
Secondo quanto riferito dal Centro per le operazioni di commercio marittimo del Regno Unito (Ukmto), una nave mercantile nello Stretto di Hormuz è stata colpita da un proiettile non identificato, prendendo fuoco e andando alla deriva, causando due feriti.
L'Ukmto afferma che tutto l'equipaggio è stato evacuato dalla nave, citando un rapporto ricevuto. Le autorità stanno indagando e, secondo quanto riportato dal monitor, non ci sono segnalazioni di alcun impatto ambientale.
23.09.2026 13:22
Houthi: «Un intervento USA a Bab el-Mandeb sarebbe la linea rossa»
Un intervento americano nello stretto di Bab el-Mandeb sarebbe considerato dagli Houthi una «linea rossa». Lo ha detto il consigliere militare del gruppo yemenita, Abed Mohammed al-Thawr, all'AFP.
Se gli Stati Uniti «osassero sostenere l'Arabia saudita con raid o appoggio aereo, considereremmo come obiettivi tutti gli interessi americani nella regione», ha aggiunto al-Thawr, consigliere del ministro della difesa dell'autoproclamato governo degli Houthi.
Intanto l'Associated Press scrive sul proprio sito web che consiglieri delle Guardie rivoluzionarie iraniane (i Pasdaran) sono stati «presenti sul campo», contribuendo a «dirigere i combattimenti», in sostegno alla recente avanzata dei ribelli Houthi nello Yemen occidentale, che ha permesso loro di ottenere il controllo di aree strategiche sulla costa a discapito dei filogovernativi sostenuti da Riad.
Questo intervento, aggiunge l'AP citando, a supporto dell'informazione, dieci tra alti funzionari e fonti militari di entrambe le parti in causa, «dimostra come l'Iran abbia trasformato gli Houthi in un importante partner regionale, in grado di aprire un nuovo fronte nella più ampia guerra con gli Stati Uniti».
Per i ribelli filo-Teheran, quella del mese in corso è stata «la più grande conquista territoriale degli ultimi anni», nell'ambito della devastante guerra che ha funestato lo Yemen a partire dal 2014.
Per la loro rapida offensiva, gli Houthi hanno anche sfruttato divisioni interne alle milizie alleate del governo ufficiale yemenita sostenuto dall'Arabia Saudita, aggiunge l'AP. I combattenti filo-iraniani sono pure «riusciti a penetrare nelle comunicazioni interne di una delle principali forze» avversarie, la Resistenza nazionale, potendo così «monitorarne i movimenti e seminare confusione».
La precipitosa ritirata dei filo-governativi da punti chiave come la città costiera di Mokha e isole strategiche nell'area dello stretto di Bab-el-Mandeb ha accentuato l'efficacia dell'avanzata degli Houthi.
Da parte sua al-Arabiya, senza precisare a quale forza siano riconducibili i droni e il team impiegati, scrive che un'operazione di sicurezza e militare condotta all'alba di venerdì scorso nel cuore della capitale Sana'a avrebbe colpito una rete segreta di comunicazioni legata al sistema di comando e controllo degli Houthi, con l'obiettivo di sventare un attacco contro l'Arabia Saudita pianificato dai Pasdaran dal territorio yemenita.
Secondo il rapporto di Sheba Intelligence citato dall'emittente saudita, l'operazione, denominata «Nel cuore del nemico», ha combinato un'azione aerea e una terrestre. I droni avrebbero individuato e seguito i nodi di una rete di comunicazioni in fibra ottica, consentendo a un team a terra di colpire una sala principale delle comunicazioni collegata alla rete all'interno della capitale yemenita. Secondo al-Arabiya nell'operazione sarebbero stati inoltre uccisi quattro esperti iraniani coinvolti nella rete.
23.09.2026 11:46
Gaza: «Il Board of peace presenta un piano da 2,4 miliardi»
Il Board of Peace di Trump presenterà oggi, durante una riunione degli Stati membri, un piano per la ricostruzione iniziale di Gaza del valore di 2,45 miliardi di dollari e della durata di sei mesi. Lo scrive Barak Ravid su Axios e il canale israeliano N12.
La proposta, che comprende 66 progetti, è una delle tabelle di marcia più complete finora elaborate per la ricostruzione della Gaza postbellica.
Secondo una copia del piano di News 12, il documento include spese previste per alloggi temporanei, rimozione delle macerie, riabilitazione degli ospedali, ripresa economica e dispiegamento di una forza di sicurezza multinazionale.
Si prevede che rappresentanti di 35 paesi parteciperanno al briefing del Board of Peace di stamattina, inclusi rappresentanti dell'UE e di diversi suoi Stati membri che non fanno parte del consiglio. Interverranno all'evento il consigliere senior di Trump e genero Jared Kushner, che ha guidato l'iniziativa dell'amministrazione a Gaza, e l'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff.
Il piano è il risultato di un anno di lavoro da parte di decine di persone, sia all'interno del Consiglio per la pace, che comprende 28 Stati membri, sia nel governo tecnocratico palestinese.
Il Board of Peace auspica che, dopo le elezioni israeliane del 27 ottobre e la formazione di un nuovo governo israeliano, il processo di ricostruzione di Gaza possa finalmente iniziare.
«Il piano mostra come creare un governo dal nulla, un'economia in rovina e un territorio risollevato dal disastro», ha affermato un funzionario del Board of Peace.
Affinché il piano possa andare avanti, il Consiglio per la pace ha bisogno della cooperazione tra Israele e Hamas. Sebbene il governo Netanyahu abbia dato il suo assenso di principio ad alcuni aspetti del piano già discussi in precedenza, si è rifiutato di avviarne l'attuazione, principalmente per ragioni di politica interna in vista delle elezioni.
E sebbene Hamas abbia accettato in linea di principio di disarmarsi, questa ipotesi non è ancora stata messa alla prova, in parte perché Israele non intende attuare un cessate il fuoco di 14 giorni prima dell'inizio del processo di smilitarizzazione.
Il piano stima i danni materiali a Gaza a 35,2 miliardi di dollari e prevede che la completa ripresa e ricostruzione richiederanno circa 71,4 miliardi di dollari nel prossimo decennio. Il progetto prevede anche lo stanziamento di circa 275 milioni di dollari per una base permanente e fortificata a Rafah, in grado di ospitare 5'000 membri della Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF), e altri 140 milioni di dollari per reclutare, addestrare, equipaggiare e schierare un contingente di sicurezza multinazionale. Altri 120 milioni di dollari sarebbero destinati alla mobilitazione della polizia palestinese.
Sebbene migliaia di palestinesi di Gaza siano stati selezionati e sottoposti a controlli per entrare a far parte della nuova forza di polizia di Gaza, Israele ha impedito loro di lasciare Gaza per l'addestramento in Egitto.
Venti milioni di dollari finanzierebbero un programma di riacquisto di armi che offrirebbe incentivi per la consegna di armi e munizioni da parte di Hamas e dei membri di altri gruppi armati, e per il loro smaltimento in sicurezza.
Secondo il piano, il governo tecnocratico palestinese assumerebbe in futuro anche la gestione dei valichi di frontiera di Gaza con Israele ed Egitto, sia per le merci che per i passeggeri.
23.09.2026 07:37
Araghchi a Witkoff: «Gli USA revochino il blocco navale e scongelino i beni»
Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato l'inviato statunitense Steve Witkoff a margine dell'Assemblea generale dell'ONU a New York illustrandogli le condizioni di Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Lo riferisce l'agenzia statale IRIB spiegando che le condizioni comunicate da Araghchi includono «l'immediata revoca del blocco navale americano, il rapido sblocco di tutti i beni iraniani congelati e la fine della guerra su tutti i fronti della resistenza».
Stando al portavoce del ministero degli esteri iraniano Esmail Baghaei i colloqui con la parte americana sono avvenuti tramite un mediatore qatariota.
Intanto lo Stato Maggiore delle Forze armate iraniane e il Quartier generale centrale Khatam al-Anbiya - la più alta unità di comando operativo della Repubblica Islamica - hanno avvertito che il paese infliggerà agli aggressori colpi «ancora più duri, devastanti e imprevedibili», in risposta alle più recenti minacce del presidente statunitense Donald Trump. La notizia è riportata su Telegram dall'iraniana Press TV.
23.09.2026 06:00
Il punto alle 6.00
«I colloqui con la parte americana sono avvenuti tramite un
mediatore qatariota e le condizioni dell'Iran sono state comunicate». Lo ha
affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei. «Questi
colloqui si sono svolti con l'obiettivo di comunicare le condizioni dell'Iran -
ha detto ancora - tra cui la fine della guerra in tutte le sue forme, la
cessazione delle azioni aggressive da parte degli Stati Uniti, il blocco navale
e la guerra economica, il rilascio dei beni iraniani, eccetera».
Nel frattempo, il presidente iraniano Massoud Pezeshkian è
arrivato a New York, dove interverrà all'Assemblea generale annuale delle
Nazioni Unite. Lo hanno reso noto gli organi di informazione iraniani Irna
e Irib. La scorsa settimana, il Dipartimento di Stato aveva annunciato
la concessione dei visti a Pezeshkian e alla sua delegazione: una mossa che,
secondo gli analisti, rappresenta un precedente inedito per il capo di uno
Stato in guerra con gli Stati Uniti.
Lo Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane e il Quartier
Generale Centrale Khatam al-Anbiya - la più alta unità di comando operativo
della Repubblica Islamica - hanno inoltre avvertito che il Paese infliggerà
agli aggressori colpi «ancora più duri, devastanti e imprevedibili», in
risposta alle più recenti minacce del presidente statunitense Donald Trump. La
notizia è riportata su Telegram dall'iraniana Press Tv.
Intanto il ministro australiano per il cambiamento climatico
e l'energia Chris Bowen è partito per l'India e l'Arabia Saudita per colloqui
di alto livello riguardo alle pressioni sulle forniture internazionali di
carburanti, con l'obiettivo, ha dichiarato, di «rafforzare la sicurezza
dell'approvvigionamento energetico dell'Australia». La visita precede di poche
settimane la conferenza pre-COP31 nelle Figi, dove Bowen promuoverà la
diffusione delle energie rinnovabili in Australia e i progressi verso gli
obiettivi di energia pulita. La prima tappa della missione di Bowen sarà presso
la raffineria di petrolio più grande del mondo a Jamnagar in India, dove
incontrerà controparti ministeriali, parteciperà a una tavola rotonda con
leader dell'energia pulita e terrà una presentazione sull'elettrificazione verde.
«Ciò a cui assistiamo in Medio Oriente è motivo di grave preoccupazione, ed è
più importante che mai che l'Australia si impegni con altre nazioni sulla
sicurezza energetica globale e sulla sicurezza dell'approvvigionamento
energetico, nel nostro interesse nazionale», ha detto. Le missioni di Bowen in
materia di petrolio e gas seguono mesi di missioni nel suo ruolo di presidente
dei negoziati in vista della conferenza COP sul clima in Turchia in novembre.
Cambiamo fronte. «Capisco cosa sia successo il 7 ottobre ad
alcune persone innocenti, ma allo stesso tempo non è possibile che tutte le
politiche si basino su un singolo incidente. Dobbiamo però anche capire cosa è
successo a Gaza, dove sono state uccise più di 70.000 persone». Lo ha detto il
presidente della Siria Ahmed al-Sharaa, a New York. «Non è opportuno che quanto
accaduto il 7 ottobre determini la politica per la Siria - aggiunge al-Sharaa -
Israele deve cambiare la sua politica perché sta creando problemi. Credo che il
problema sia Israele, non la Siria».
Il capo del governo provvisorio, nel descrivere le
condizioni di Damasco per raggiungere una pace duratura con Israele, ha poi sottolineato
che le alture del Golan non sono negoziabili. Lo scrive su Telegram l'agenzia
iraniana Irna. Sharaa ha parlato al Council on Foreign Relations a New
York: «Le alture del Golan sono territorio siriano, riconosciuto dalle Nazioni
Unite». «Ho detto a Trump: “perché non dai il New Jersey a Israele invece del
Golan?"», ha detto Sharaa più tardi davanti ai giornalisti. Il video è
pubblicato da Al-Jazeera su X.
«Vogliamo vedere finalmente la fine delle sofferenze e delle
morti» e «i popoli israeliano e palestinese vivere fianco a fianco in pace e
sicurezza», ha dal canto suo detto il premier britannico Andy Burnham parlando
all'ONU. «Faremo tutto il possibile per mantenere viva la speranza di questa
possibilità», ha aggiunto. «Siamo al fianco di Israele di fronte alle minacce
in corso, incluse quelle provenienti dall'Iran, contro Israele e il popolo
ebraico in tutto il mondo», ha continuato il premier, osservando tuttavia che «ciò
non giustifica le azioni del governo israeliano a Gaza o in Cisgiordania"».
«L'assurdità grottesca della dichiarazione di Emmanuel
Macron è sbalorditiva». Lo ha affermato l'ufficio del primo ministro israeliano
Benyamin Netanyahu dopo le parole del presidente francese all'ONU su Gaza. «Domenica,
alla vigilia di Yom Kippur, appena due giorni fa, Netanel Shukrun - un cittadino
francese e padre di sei figli - è stato assassinato nella sua auto da un
terrorista di Hamas in Giudea e Samaria. Con il suo ultimo respiro, ha detto a
suo figlio di scappare. I terroristi di Hamas compiono attacchi contro gli
ebrei quasi ogni giorno. Hanno assassinato innumerevoli civili israeliani in
Giudea e Samaria. L'ignoranza non è una scusa per cancellare il loro sangue». Netanyahu
fa riferimento, sottolineano le testate israeliane, a un passaggio del discorso
del presidente francese: «Guardate cosa sta succedendo in Cisgiordania - così
avrebbe detto Macron nella trascrizione di YNet - dove ogni giorno
vengono commesse violazioni. In nome di cosa? Hamas non ha mai causato problemi
in Cisgiordania».
«La Spagna continuerà a sostenere il Libano e a lavorare con
i nostri soci europei per rafforzare le capacità delle Forze Armate libanesi
dopo la fine di Unifil. Così l'ho espresso oggi a New York al primo ministro
del Libano, Sawaf Salam. Il nostro Paese mantiene un fermo impegno per la sua
sovranità, la sua sicurezza e la sua integrità territoriale». Con questo
messaggio su X, intanto, il premier spagnolo Pedro Sanchez ha informato di un
incontro avuto con il suo omologo libanese, Sawaf Salam, a margine
dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in cui ha ribadito il sostegno di
Madrid anche al termine della missione delle forze di interposizione delle
Nazioni Unite in Libano. «Il cessate il fuoco deve essere pienamente rispettato
e il dialogo deve aprire la strada verso una pace duratura», evidenzia Sanchez
nel post.
Un drone di ricognizione armato saudita è infine stato
abbattuto dalle forze armate dello Yemen sopra la città di Al-Mukha, nella
provincia di Taiz, sulla costa occidentale del Paese. Lo scrive l'agenzia
iraniana Irna. Sempre i media iraniani segnalano poi un'esplosione
vicino all'isola di Qeshm nello Stretto di Hormuz. La notizia è ripresa da
varie testate arabe, tra cui Al-Jazeera.

