La diretta
Guerra in Iran, la Camera USA approva lo stop alle operazioni militari di Trump
Ats, Red. Online
16.09.2026 06:35

Foto: ©Julia Demaree Nikhinson
È la terza volta che la Camera chiede a Trump lo stop alle operazioni militari - Incertezza sul voto al Senato prima delle elezioni di novembre - TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
16.09.2026 16:51
«Diversi palestinesi feriti in raid israeliani nel sud di Gaza»
«Diversi palestinesi, tra cui donne e bambini, sono rimasti feriti oggi in attacchi di droni israeliani che hanno preso di mira una tenda nella zona di Al-Mawasi ad Al-Qarara, a ovest di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza». Lo scrive l'agenzia palestinese Wafa.
16.09.2026 15:53
Riad condanna «vile attacco terroristico» Houthi contro la Mecca
L'Arabia Saudita ha condannato il «vigliacco attacco terroristico» compiuto contro la città santa della Mecca dagli Houthi dello Yemen, che negano qualsiasi coinvolgimento.
La monarchia del Golfo «riafferma il suo legittimo diritto di adottare tutte le misure necessarie per difendere la sicurezza delle due sante moschee, dei pellegrini, nonché dell'intero territorio saudita, dei suoi cittadini e residenti», ha affermato in una nota il ministero degli Esteri.
16.09.2026 14:47
Yemen: «Incontro Houthi-USA lo scorso fine settimana in Oman»
Funzionari statunitensi hanno incontrato rappresentanti degli Houthi yemeniti in Oman nel fine settimana, pochi giorni dopo che la milizia sostenuta dall'Iran aveva conquistato un tratto strategico della costa del Mar Rosso. Lo scrive Reuters - rilanciata dal «Times of Israel» - citando cinque fonti informate.
L'incontro, che non è stato reso pubblico, si è tenuto presso l'ambasciata statunitense a Mascate. Due fonti affermano che il governo dell'Oman, mediatore regionale, ha contribuito a organizzare i colloqui.
Durante l'incontro, avvenuto - secondo una fonte - domenica, gli Houthi hanno riferito ai funzionari statunitensi di non avere alcuna intenzione di attaccare navi americane e di essere impegnati a rispettare il cessate il fuoco concordato con gli USA nel 2025.
Una delle fonti, di nazionalità yemenita, afferma che la milizia ha anche dichiarato che non attaccherà navi israeliane o altre imbarcazioni commerciali, ad eccezione di quelle appartenenti all'Arabia Saudita.
Secondo due delle fonti la delegazione statunitense era composta da personale dell'ambasciata. Una di queste fonti riferisce che la delegazione Houthi includeva un alto funzionario di stanza a Mascate, Mohammad Abdulsalam, attualmente soggetto a sanzioni statunitensi. Un'altra fonte ha riferito anche la presenza di un altro alto esponente Houthi, Abdelmalik al-Ajiri.
L'amministrazione Trump ha designato gli Houthi come «organizzazione terroristica straniera» nel marzo 2025, rendendo illegale qualsiasi forma di sostegno al gruppo. Tuttavia, da allora Washington ha negoziato con loro, raggiungendo un cessate il fuoco nel maggio dello scorso anno dopo aver bombardato il gruppo per due mesi per fermare una campagna di attacchi contro il traffico marittimo nel Mar Rosso.
Il presidente Donald Trump ha dichiarato sabato che gli Houthi hanno contattato telefonicamente la sua amministrazione chiedendo agli Stati Uniti di non interferire nella guerra in Yemen. Il vicepresidente JD Vance ha affermato lunedì che gli Stati Uniti sono in contatto diretto con il gruppo, senza fornire ulteriori dettagli.
16.09.2026 13:08
Nucleare, l'Iran respinge la richiesta dell'AIEA di accedere ai siti danneggiati
Il portavoce dell'Organizzazione per l'energia atomica dell'Iran, Behrouz Kamalvandi, ha respinto la richiesta del direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) Rafael Grossi di accedere ai siti nucleari iraniani danneggiati durante l'attacco congiunto USA-Israele.
«Il nemico cerca di ottenere informazioni dai siti per alimentare le proprie aggressioni; in tali circostanze, proteggere le informazioni relative agli impianti nucleari è di fondamentale importanza», ha sottolineato aggiungendo che «non nutriamo alcuna fiducia nel capo dell'AiIEA, a meno che non decida di cambiare radicalmente il suo approccio. Egli si dedica a manovre politiche anziché a una condotta professionale, e le sue dichiarazioni sono di natura politica».
«I rapporti dell'Agenzia, così come le dichiarazioni del suo capo, forniscono il pretesto necessario per le pressioni politiche da parte degli Stati europei, degli Stati Uniti e, in particolare, del regime sionista. Proprio per questo motivo, l'Iran ha costantemente contestato il suo operato», ha dichiarato oggi Kamalvandi all'agenzia IRNA.
16.09.2026 11:23
Cina: «Pronti a salvaguardare i diritti dell'Iran»
La Cina esorta Iran e USA a mantenere un approccio «razionale» nel conflitto in Medio Oriente e si dichiara pronta a «salvaguardare» i diritti dell'Iran. Lo riferiscono le informazioni diffuse oggi sul colloquio a Pechino tra il ministro degli esteri cinese Wang Yi e il suo omologo iraniano Abbas Araghchi.
«La Cina è disposta a rafforzare il dialogo e la cooperazione con l'Iran e a salvaguardare i legittimi diritti e interessi dell'Iran», ha detto Wang ad Araghchi durante l'incontro nella capitale cinese. «Incoraggiamo Iran e USA a mantenere razionalità e moderazione», ha aggiunto.
16.09.2026 10:59
Vance: «La nostra politica estera non può essere asservita a Israele»
«Abbiamo molte partnership importanti nella NATO, ma questo non significa che renderemo completamente la nostra politica estera europea asservita alla NATO, così come non possiamo permettere che la nostra politica estera in Medio Oriente sia asservita allo Stato di Israele». Lo ha affermato il vicepresidente americano JD Vance a una conferenza organizzata da All-In Podcast, ripresa dal «Times of Israel», ad un mese dalle elezioni in Israele.
«Collaboreremo con le persone - afferma Vance - quando sarà necessario, saremo in disaccordo quando non lo saremo. E perseguiremo gli interessi dell'America. Questo è l'unico modo per avere una politica estera razionale».
«Ovviamente Israele - ha affermato il vicepresidente - è stato un partner importante per quanto riguarda la tecnologia militare e la condivisione di informazioni di intelligence, ma a volte gli Stati Uniti non sono d'accordo con Israele. Donald Trump è l'unico presidente degli ultimi 40 anni ad essere stato disposto a dire 'Sapete cosa? Sì, Bibi è un buon partner, ma io e Bibi abbiamo un'opinione diversa su questo', oppure 'Bibi ha torto su questo', o forse 'Bibi ha ragione dal punto di vista di Israele, ma il popolo americano ha bisogno che prendiamo una direzione diversa'.»
Intanto , ambasciatore degli Stati Uniti in Israele Mike Huckabee, in una intervista al sito israeliano YNet, in relazione al conflitto con l'Iran ha dichiarato che «l'America non ha mai difeso Israele. Non abbiamo inviato truppe di terra per Israele dal 1948. Noi siamo la portata principale. Quando qualcuno ti dice 'morte all'America' per quasi 50 anni, forse dovresti ascoltare quello che dice. Non sosteniamo Israele, siamo suoi partner, e lo facciamo anche per i nostri interessi».
Huckabee ha poi ammesso di essere rimasto sorpreso nel vedere i coloni invadere una proprietà palestinese mentre la sua squadra di sicurezza era presente e sotto gli occhi dei media. «Sono rimasto sorpreso dal loro comportamento sfacciato», afferma. «Le persone hanno il diritto di proteggere la propria proprietà. Ma non hanno il diritto di invadere la proprietà altrui e a volte persino terrorizzare o intimidire le persone con la loro sola presenza. Non ho mai attribuito tutti questi atti ai coloni. Non sono coloni, ma 'sradicatori'. Molte delle persone che compiono queste azioni non vivono in Giudea e Samaria, ma al di fuori di queste regioni». Secondo lui, circa il 99,9% dei coloni è «incredibilmente responsabile».
Ogni giorno, sostiene, arrivano dai 600 ai 700 camion carichi di aiuti umanitari e medici, Israele ha consegnato un milione di dosi di vaccino antipolio e la popolazione di Gaza cresce del 4% all'anno: «Come si può parlare di genocidio quando si inviano 700 camion di rifornimenti e cibo al giorno?».
16.09.2026 10:02
La CBS pubblica foto dei «vasti danni» alle basi Usa in Medio Oriente
Nuove foto ottenute in esclusiva dall'emittente tv americana CBS rivelano per la prima volta la vasta portata dei danni subiti da edifici e veicoli in diverse basi statunitensi in Medio Oriente, a seguito degli attacchi missilistici e con droni da parte dell'Iran.
Le foto sono state pubblicate sul sito della CBS, che le ha ottenute da militari in servizio, i quali hanno richiesto l'anonimato.
«Si tratta di danni ingenti alle nostre basi, di cui l'opinione pubblica americana non è stata informata - ha dichiarato alla CBS News un militare dislocato nell'area -. È come stare lì a occhi chiusi mentre si incassano pugni in pieno volto. Non si tratta di singoli elementi che riescono a passare», ha aggiunto facendo riferimento all'espressione usata dal segretario alla difesa Pete Hegseth dopo l'attacco del 1° marzo al porto di Shuaiba, in Kuwait, costato la vita a sei soldati statunitensi -. Non stiamo difendendo queste basi. Stiamo solo a guardare mentre vengono distrutte«.
Una delle foto, scattata presso la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita, mostra l'impatto diretto sulla parte posteriore di un Boeing E-3 Sentry: la coda appare staccata dalla fusoliera carbonizzata che ospitava anche il radar rotante, strumento essenziale per la raccolta di informazioni in volo. Altre foto scattate nella base mostrano edifici e baracche sventrati.
Immagini simili giungono da Camp Buehring, in Kuwait, importante base di schieramento per le truppe di terra, i veicoli corazzati e alcuni velivoli dell'esercito statunitense; la base è situata in una remota zona desertica, ben a nord-ovest di Kuwait City.
Il Pentagono non ha risposto a una richiesta di commento della CBS.
Intanto la CNN scrive che 14 satelliti spia russi sono transitati sopra una base militare statunitense in Arabia Saudita due giorni prima di un devastante attacco da parte dell'Iran. La tempistica e la sequenza dei movimenti dei satelliti hanno garantito l'accesso a un'ampia gamma di dati che, secondo funzionari statunitensi e fonti dell'intelligence internazionale, hanno aiutato Teheran a condurre alcuni dei suoi attacchi più precisi contro obiettivi americani.
16.09.2026 09:24
Gaza, «almeno 14 morti e decine di dispersi nel crollo di un palazzo»
Almeno 14 persone - di cui cinque bambini - sono morte nel crollo di un edificio di sei piani nella città di Gaza, riferisce la Protezione civile dell'enclave palestinese, mentre almeno 100 sono ancora intrappolate sotto l'edificio, tra cui circa 50 bambini.
Il palazzo è crollato intorno all'una di notte, mentre le persone all'interno dormivano. Secondo il portavoce della Protezione civile Mahmoud Bassal lo stabile «aveva subito danni strutturali a causa di molteplici attacchi israeliani durante la guerra».
«Sotto questo edificio ci sono circa 100 corpi, o meglio 100 persone di cui non si conosce la sorte», ha dichiarato il portavoce parlando ai media. «Chiediamo con urgenza le attrezzature necessarie per le operazioni di recupero», ha affermato.
«Possiamo sentire le voci dei cittadini sotto le macerie e le nostre squadre stanno cercando di raggiungerli - ha aggiunto - ma l'occupazione (gli israeliani, ndr) si rifiuta di consentire l'ingresso di mezzi pesanti nella Striscia di Gaza».
Filmati verificati da Al-Jazeera, scrive l'emittente araba, mostrano squadre di soccorso intente a estrarre bambini piccoli dalle macerie, lavorando fianco a fianco con i residenti che hanno scavato a mani nude fino all'alba.
Secondo i testimoni e i filmati verificati, si potevano udire le grida di aiuto dei bambini provenire da sotto il cemento, mentre le squadre della protezione civile faticavano a raggiungere le persone rimaste sepolte all'interno.
Un altro video mostra una bambina estratta viva dalle rovine e diversi sopravvissuti che emergono dalle macerie - tra cui bambini piccoli che apparivano senza fiato - prima di essere trasportati via in ambulanza.
Le operazioni di soccorso si stanno svolgendo in coordinamento con la Municipalità di Gaza, il Comitato egiziano, l'Autorità araba e il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), spiega ancora Al-Jazeera. Il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) sta sostenendo le operazioni di ricerca.
La stragrande maggioranza degli edifici nella Striscia di Gaza è stata distrutta dai bombardamenti israeliani avviati in risposta all'attacco del 7 ottobre 2023 sferrato dal movimento islamista palestinese Hamas dal territorio stesso.
«Circa 2'000 edifici nelle aree abitate della Striscia di Gaza versano in condizioni strutturali precarie» come quelle dell'edificio crollato nella notte, ma i residenti sono «impossibilitati ad abbandonarli a causa della mancanza di sistemazioni alternative», ha ancora detto il portavoce della Protezione civile, citato dai media arabi.
Le autorità di Gaza, scrive ancora Al-Jazeera, hanno attribuito a Israele la responsabilità del crollo mortale che «aggrava la catastrofe umanitaria» nella Striscia. «Riteniamo l'occupazione e la comunità internazionale pienamente responsabili», si legge in una nota.
In tutta la Striscia, aggiunge la dichiarazione, circa 8'500 persone risultano disperse sotto le macerie di edifici crollati, mentre migliaia continuano ad abitare strutture pericolanti. «Chiediamo a tutti i paesi del mondo, nonché alle organizzazioni internazionali e dell'ONU, di intervenire immediatamente per porre fine all'ingiusto assedio della Striscia di Gaza, aprire tutti i valichi e consentire l'ingresso immediato di attrezzature e forniture per i soccorsi e la protezione civile, oltre a tutto ciò che è urgente ed essenziale per l'assistenza umanitaria nella Striscia», conclude la dichiarazione.
La guerra a Gaza ha causato oltre 73'000 morti e 174'000 feriti tra i palestinesi, secondo il Ministero della salute di Gaza - sotto l'autorità di Hamas - i cui dati sono ritenuti attendibili dall'ONU.
16.09.2026 08:06
Arabia saudita, «distrutto un drone Houthi lanciato verso la Mecca»
La coalizione militare guidata dall'Arabia Saudita ha dichiarato oggi di aver distrutto ieri un drone lanciato dagli Houthi, sostenuti dall'Iran, verso la città santa della Mecca. I ribelli yemeniti negano.
«Martedì 15 settembre le Forze di difesa aerea reali saudite sono riuscite a intercettare e distruggere un drone ostile lanciato dalla milizia terroristica Houthi prima che entrasse nello spazio aereo interdetto della città santa», ha scritto la coalizione in un comunicato.
«Il drone è stato intercettato a sud della Mecca», ha precisato il portavoce della coalizione, il generale Turki Al-Maliki, denunciando nel comunicato «tentativi disperati della milizia e dei suoi alleati volti a compromettere la sicurezza e la stabilità e a mettere in pericolo i frequentatori della Sacra moschea, i cittadini e i residenti».
«La sicurezza delle Due Sacre Moschee e dei pellegrini è una linea rossa - ha affermato - il Comando delle Forze Congiunte della Coalizione non esiterà ad adottare le misure necessarie e di deterrenza contro la milizia terroristica Houthi».
Ieri l'Arabia Saudita aveva brevemente attivato gli allarmi aerei in diverse regioni del sud del paese vicino al confine con lo Yemen, inclusa la Mecca: un evento senza precedenti dall'inizio del conflitto regionale.
Su X gli Houthi hanno però sostenuto che «le accuse riguardanti il presunto tentativo di colpire La Mecca sono una menzogna trita e ritrita, già usata in passato e che non inganna più nessuno».
«Le calunnie e le menzogne che il regime criminale degli Al-Saud diffonde riguardo al presunto attacco alla Santa Mecca non inganneranno nessuno, poiché sono essi a profanarla con la dissolutezza, la depravazione e l'importazione di prostitute, e non esiste dal Yemen alcuna minaccia per i luoghi sacri», si legge in un comunicato del portavoce militare degli Houthi Yahya Saree diffuso su X. «Le nostre operazioni - ha affermato il militare - colpiscono i suoi impianti petroliferi e le sue basi militari, che sono lontanissime dai sentimenti sacri».
Gli Houthi hanno invece rivendicato questa mattina l'abbattimento di un caccia F-15 saudita «mentre stava compiendo atti ostili a supporto delle sue mobilitazioni militari nei cieli della provincia di Marib, e ciò con un missile terra-aria di fabbricazione locale».
«In un contesto collegato - ha ancora affermato il portavoce militare - le Forze armate yemenite hanno condotto un'operazione di contrasto contro due formazioni da combattimento saudite di tipo F-15 e Typhoon nei cieli della provincia di Marib, e ciò con missili di fabbricazione locale; esse stavano cercando i resti dell'aereo abbattuto e sono state costrette a ritirarsi».
«Le Forze armate yemenite continueranno a proteggere i cieli del nostro paese e la sua sovranità da qualsiasi aggressione o violazione con tutti i mezzi disponibili, e i cieli dello Yemen non saranno violabili», ha avvertito il militare.
A suo dire, «durante questa settimana l'aviazione da guerra saudita ha condotto più di 450 raid aerei con aerei F-15 e Typhoon decollati dalle basi di Khamis Mushait e Ta'if, colpendo le province di Taiz, Lahij, Al-Jawf, Hajjah, Marib, Sa'dah e Al-Bayda, causando martiri e feriti tra i civili».
Intanto l'Organizzazione per la cooperazione islamica (OCI) ha condannato «gli odiosi attacchi perpetrati dal gruppo Houthi contro la città della Mecca e la regione di Medina, nonché la sua continua aggressione contro il Regno dell'Arabia Saudita». Tali attacchi «profanano la sacralità dei luoghi santi e delle moschee e feriscono i sentimenti dei musulmani di tutto il mondo», ha deplorato il blocco di paesi in un comunicato.
16.09.2026 07:49
«USA verso vendita di 40'000 bombe da 900 kg a Israele»
Gli Stati Uniti si preparano a vendere migliaia di bombe da 900 chilogrammi a Israele. Lo riporta il «Washington Post» citando alcune fonti, secondo le quali l'operazione ha un valore di 2,8 miliardi di dollari (circa 2,3 miliardi di franchi) e include 40'000 ordigni - di cui 20'000 MK-84 e 20'000 BLU-117 - e 20'000 testate I-2000.
La transazione è stata notificata al Congresso americano, mettendo i democratici davanti a un nuovo test in un momento in cui il malcontento dei cittadini nei confronti del premier israeliano Benyamin Netanyahu appare elevato.
16.09.2026 07:02
Gaza, 8 morti e oltre 60 dispersi nel crollo di un palazzo
Otto persone sono morte e oltre 60 risultano disperse in seguito al crollo di un edificio di sei piani nella città di Gaza, riferisce la Protezione civile dell'enclave palestinese.
«I corpi di otto martiri, tra cui dei bambini, e 15 feriti sono stati estratti dalle macerie di un edificio residenziale di sei piani crollato nella zona occidentale di Gaza», ha precisato il portavoce Mahmoud Bassal. «Più di 60 persone risultano ancora disperse sotto le macerie», ha aggiunto la stessa fonte sottolineando che l'edificio «aveva subito danni strutturali a causa di molteplici attacchi israeliani durante la guerra».
La stragrande maggioranza degli edifici nella Striscia di Gaza è stata distrutta dai bombardamenti israeliani avviati in risposta all'attacco del 7 ottobre 2023 sferrato dal movimento islamista palestinese Hamas dal territorio stesso. La guerra a Gaza ha causato oltre 73.000 morti e 174.000 feriti tra i palestinesi, secondo il Ministero della Salute di Gaza - sotto l'autorità di Hamas - i cui dati sono ritenuti attendibili dall'Onu.
16.09.2026 06:42
Il punto delle 6:40
Per la terza volta la Camera dei rappresentanti americana, a maggioranza repubblicana, ha approvato un provvedimento che impone al presidente Donald Trump di mettere fine alla guerra in Iran o richiedere l'autorizzazione del Congresso.
Sette deputati repubblicani hanno votato coi democratici sulla risoluzione, accolta con 220 voti a favore e 204 contro. L'approvazione arriva a 49 giorni dalle elezioni di metà mandato.
Non è chiaro se il Senato valuterà la misura prima di novembre. Una risoluzione simile era stata approvata dalla Camera in luglio ma non è ancora stata presa in considerazione dal Senato.
Nel frattempo il Congressional Budget Office, l'organismo indipendente incaricato di fornire analisi economiche al Congresso, ha reso noto che la guerra in Iran è costata 38 miliardi di dollari fra febbraio e il primo agosto, e costerà circa 2-3 miliardi al mese andando avanti. La stima è simile ai 37,5 miliardi che il capo del Pentagono Pete Hegseth aveva avanzato in luglio.
Dicendosi d'accordo con Trump sul fatto che la guerra in Iran finirà subito dopo le elezioni di metà mandato, il vicepresidente JD Vance, in un'intervista al «New York Post», ha intanto dichiarato che «non possiamo prevedere il futuro, ma penso che il presidente abbia ragione quando dice che entrerà in una fase molto diversa in un paio di mesi. Trump è anche il commander-in-chief, la persona che decide quando un conflitto inizia e poi finisce», ha aggiunto.

