La diretta
Gli USA sarebbero pronti e riprendere i colloqui con l'Iran sul nucleare
Red. Online, Ats
14.09.2026 06:00

Foto: © EPA/ABEDIN TAHERKENAREH
A sostenerlo è la «CNN» secondo cui Teheran sarebbe disponibile a discutere del proprio programma nucleare solo dopo la risoluzione della questione dello Stretto di Hormuz – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
14.09.2026 22:48
Iran, «due pescherecci colpiti da droni nel Golfo Persico, ci sono dispersi»
Due pescherecci sono stati colpite da droni nel Golfo Persico, e diversi membri dell'equipaggio risultano dispersi. Ahmad Nafisi, vice governatore della provincia, ha dichiarato all'agenzia di stampa semi-ufficiale Mehr: «Due pescherecci sono stati presi di mira da un attacco di droni nelle acque del Golfo Persico lunedì sera, a 12 miglia dall'isola di Larak e a 30 miglia dal porto di Kargan».
14.09.2026 21:29
Gli Usa sanzionano la banca russa Vtb per i legami con l'Iran
Il dipartimento del Tesoro americano ha imposto nuove sanzioni contro la banca russa Vtb Bank nell'ambito dell'Operazione 'Economic Outcast' per il suo coinvolgimento nell'elusione delle sanzioni contro l'Iran. Lo annuncia il dipartimento sul suo sito.
«Il Tesoro continuerà a colpire e ostacolare coloro che forniscono sostegno materiale, tecnologico o finanziario consentendo al regime iraniano di mantenere in vita le sue attività terroristiche», ha dichiarato il segretario Scott Bessent. «Il Tesoro non tollererà alcun sostegno al regime e continuerà a individuare, smascherare e isolare i soggetti che agevolano l'Iran». Vtb figura ora tra le istituzioni finanziarie soggette al regime sanzionatorio più esteso al mondo.
14.09.2026 21:19
Iran, petroliera esplosa dopo la collisione con una mina
Una petroliera è esplosa e ha preso fuoco dopo aver urtato delle mine nello Stretto di Hormuz: lo ha reso noto il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, secondo quanto riferito dall'agenzia Fars, senza tuttavia specificare quando si sia verificato l'incidente.
14.09.2026 20:37
Scontro Usa-Iran al vertice Aiea, Teheran: «Ci hanno escluso»
La tensione resta alta nel Golfo con i nuovi raid incrociati fra gli Houthi e l'Arabia Saudita e lo scontro a distanza fra Iran e Stati Uniti all'Aiea. Teheran ha infatti accusato Washington di aver escluso dal vertice a Vienna il capo dell'Organizzazione per l'energia atomica dell'Iran, Mohammad Eslami, e ha convocato l'incaricato d'affari austriaco per protestare contro la mancata concessione dei visti agli iraniani.
Washington ha replicato secca: Eslami è oggetto di sanzioni, per questo non gli è stato permesso di partecipare. Il segretario dell'Energia americano Chris Wright ha quindi spiegato di aver provato a chiedere una deroga «ma gli è stata negata». L'incidente conferma le difficoltà persistenti nel cercare di riavviare un dialogo che porti a una fine della guerra in corso da più di sei mesi.
«L'Iran, un paese in crisi, vuole concludere un accordo, in fretta e male. Deciderò io se gli Stati Uniti sceglieranno o meno di avviare un confronto, un'ipotesi a cui siamo aperti», ha detto Donald Trump mostrandosi quantomeno possibilista su una riapertura dei colloqui. Se e quando accadrà è tutto da vedere. Così come è da verificare la disponibilità di Teheran. La mancanza di fiducia reciproca è uno degli elementi che rende il dialogo particolarmente complicato. Tutte le volte che negli ultimi mesi un'intesa sembrava a portata di mano, ci sono poi stati strappi che hanno fatto naufragare le trattative. Agli inizi di luglio, sono stati i falchi di Teheran a far saltare l'accordo: secondo le ricostruzioni del New York Times, hanno infatti attaccato tre navi commerciali a Hormuz e causato danni in Qatar cogliendo di sorpresa gli stessi negoziatori iraniani, in primis il presidente Masoud Pezeshkian.
I nodi delle trattative fra Washington e Teheran restano gli stessi, da Hormuz al nucleare. Sullo Stretto il pressing americano è elevato. Trump vuole vedere scendere i prezzi del petrolio prima delle elezioni di metà mandato così da rassicurare gli americani. «Crolleranno non appena finirà il conflitto militare con l'Iran, e non ci vorrà molto», ripete da settimane rivendicando che il «petrolio scorre a Hormuz» e ventilando la possibilità di chiedere rimborsi ai paesi del mondo che usano il petrolio in transito nello Stretto. «Lo stiamo facendo molto di più per gli altri che per noi stessi, e lo abbiamo fatto per generazioni», ha aggiunto.
Ma Hormuz non è l'unico cruciale passaggio in pericolo in Medio Oriente. Con i raid degli Houthi, a tremare è anche lo stretto di Bab el-Mandeb, una delle rotte mondiali più importanti per il trasporto di petrolio dal Golfo verso il Mediterraneo. Un mix fatale per il mercato petrolio: l'instabilità in Medio Oriente fa infatti temere per le scorte globali e fa volare le quotazioni del greggio. Gli Houthi stanno continuando con la loro offensiva. Dopo aver conquistato due isole nel Mar Rosso, hanno nuovamente lanciato decine di droni e missili balistici contro obiettivi militari in Arabia Saudita, per rappresaglia contro i raid aerei di Riad che, hanno rivendicato, hanno colpito lo Yemen 50 volte nelle ultime 24 ore. Sotto pressione dagli attacchi, il principe alla corona saudita Mohammed bin Salman vola in Egitto per fare il punto con il presidente Fattah El-Sisi su una situazione sempre più pericolosa che mette in pericolo Riad, esposta ora su più fronti ad attacchi di ritorsione.
14.09.2026 19:33
Trump: «Il prezzo del petrolio crollerà con la fine della guerra in Iran»
I prezzi del petrolio «crolleranno non appena finirà il conflitto militare con l'Iran, e non ci vorrà molto». Lo ha detto Donald Trump sul suo social Truth, puntando il dito contro Joe Biden per gli aumenti dei prezzi in America.
«Spero che tutti si rendano conto che gli aumenti dei prezzi in tutta l'America sono stati causati da Joe Biden e dalla sua amministrazione, non da Trump. Persino il prezzo del petrolio era più alto sotto Biden rispetto a oggi. Fatta eccezione per il petrolio, caso temporaneo, i prezzi stanno scendendo drasticamente. Il costo del petrolio crollerà non appena finirà il conflitto militare con l'Iran, e non ci vorrà molto», ha messo in evidenza.
14.09.2026 17:55
Al popolo iraniano il «Premio Libertà 2026» della Fondazione Friedrich Naumann
La fondazione Friedrich Naumann per la Libertà conferisce il Premio Libertà 2026 al «coraggioso popolo iraniano che lotta per la libertà, i diritti civili e la democrazia». Lo riporta un comunicato della fondazione che assegnerà il riconoscimento il 7 novembre 2026 presso la Chiesa di San Paolo a Francoforte.
«Conferendo il Premio Libertà al popolo iraniano, la Fondazione intende richiamare l'attenzione sulle numerose persone anonime il cui coraggio civico spesso rimane invisibile, ma che costituiscono la base di ogni cambiamento pacifico. Il Premio Libertà è espressione di rispetto e solidarietà, nonché un appello alla comunità internazionale affinché tuteli costantemente i diritti di tutti gli iraniani e sostenga efficacemente le loro rivendicazioni di libertà», si legge nella nota.
A ritirare il premio in veste di rappresentante, Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo Scià di Persia, «in quanto figura di spicco dell'opposizione iraniana e impegnato nel ritorno alla libertà e alla democrazia in Iran.»
Steffen Saebisch, presidente del Consiglio di Amministrazione della fondazione, ha commentato: «La fondazione Friedrich Naumann per la Libertà sta deliberatamente conferendo il Premio per la Libertà al popolo iraniano, piuttosto che a un singolo individuo. Desideriamo onorare il desiderio di libertà delle centinaia di migliaia di persone che hanno rischiato la vita per rovesciare il regime criminale dei mullah. Siamo lieti che Reza Pahlavi accetti di ricevere il premio in qualità di rappresentante del popolo iraniano, fino al giorno in cui il premio potrà essere consegnato ai rappresentanti liberamente eletti dell'Iran».
14.09.2026 16:46
Gaza, raid israeliano vicino al bus di Medici Senza Frontiere
Un autobus di Medici Senza Frontiere (Msf) a Gaza City con a bordo 10 membri dello staff umanitario è stato danneggiato da un attacco aereo israeliano contro un veicolo che si trovava a soli 2 metri di distanza.
Un operatore Msf è rimasto ferito. Lo riporta l'organizzazione in una nota. L'autobus era chiaramente identificato come mezzo Msf, con un grande adesivo dell'organizzazione visibile sul tetto.
«La sensazione peggiore che si possa provare è abituarsi alle esperienze terribili fino al punto di cominciare a considerare normale qualsiasi evento straordinario. Dopo un turno di 24 ore, mentre tornavamo a casa, o a quello che ne restava, ho guardato fuori dal finestrino quando, all'improvviso, un lampo di fuoco, l'odore di polvere da sparo, le urla e i vetri infranti sono entrati dal mio finestrino» racconta Awni Al Jaafarawi, medico di Msf.
«Un'auto era stata colpita. Per un momento tutto si è fermato. Istintivamente ho controllato se fossi ferito, e poi se qualcun altro fosse stato colpito. Continuiamo a resistere, giorno dopo giorno, sapendo che in una frazione di secondo potresti essere ferito o perfino ucciso».
14.09.2026 16:21
L'Idf ordina un'indagine sulla fuga di notizie relative al film «Naza»
Il capo di stato maggiore delle forze di difesa israeliane, il tenente generale Eyal Zamir, ha ordinato una revisione legale e un'inchiesta sulla divulgazione non autorizzata di materiale classificato utilizzato nella produzione del film «Naza», accusato di diffondere «calunnie» e gravi false accuse contro soldati e comandanti israeliani.
Lo riferisce l'Idf in una nota. Zamir afferma che il film distorce deliberatamente la realtà minando la legittimità dell'esercito e dello Stato di Israele e ha ordinato la creazione di un team interagenzia e multidisciplinare guidato dal capo della Direzione della Pianificazione.
14.09.2026 15:33
Libia, passa la roadmap sostenuta dall'Onu verso le elezioni
La Camera dei Rappresentanti libica ha approvato a Bengasi l'accordo finale della commissione di dialogo ristretta «4+4», sostenuto dalle Nazioni Unite e destinato a rilanciare il percorso verso le elezioni presidenziali e legislative.
Lo ha annunciato il portavoce del Parlamento, Abdullah Blehiq, ripreso da Al Jazeera Libya, secondo il quale il testo è stato adottato all'unanimità dai deputati partecipanti alla seduta. Sul voto pesa tuttavia una controversia procedurale.
Sessantatré deputati avevano annunciato la loro intenzione di boicottare la riunione, chiedendo che prima dell'esame dell'accordo venisse affrontata la riforma del regolamento interno della Camera. Il deputato Allam al-Fallah ha inoltre sostenuto che non sarebbe stato raggiunto il quorum necessario, affermando che il presidente della Camera, Aguila Saleh, si trovava nell'aula insieme ad altri 17 parlamentari, mentre decine di deputati sarebbero rimasti all'esterno.
Blehiq non ha precisato il numero dei parlamentari che hanno partecipato al voto. L'approvazione rappresenta comunque un passaggio politico rilevante per il piano negoziato sotto l'egida della Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia, Unsmil.
L'accordo «4+4», firmato il 30 agosto a Tripoli, affronta i primi due punti della roadmap dell'Onu: la ricomposizione del consiglio della Commissione elettorale nazionale, Hnec, e la soluzione delle controversie ancora aperte nel quadro costituzionale e giuridico necessario per organizzare le elezioni.
Il testo punta a consentire lo svolgimento delle elezioni presidenziali e legislative entro un periodo massimo di 24 mesi e prevede modifiche alle norme elettorali, oltre a una nuova composizione del vertice della Hnec. La commissione «4+4» riunisce rappresentanti delle quattro principali componenti coinvolte nel negoziato, la Camera dei Rappresentanti, l'Alto Consiglio di Stato, il Governo di unità nazionale di Tripoli e il Comando generale delle forze dell'est.
L'Unsmil aveva trasmesso l'accordo alla Camera e all'Alto Consiglio di Stato concedendo ai due organismi un mese dalla firma per esprimersi. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha accolto favorevolmente l'intesa, definendola un passo importante verso elezioni nazionali libere, eque, trasparenti e inclusive e verso l'unificazione delle istituzioni libiche. Resta ora aperto soprattutto il nodo dell'Alto Consiglio di Stato.
Il presidente Mohamed Takala ha espresso forti riserve sulla procedura seguita per raggiungere l'intesa e ha sostenuto che qualsiasi percorso elettorale debba poggiare su una chiara base costituzionale e giuridica e passare attraverso le istituzioni competenti. Il Consiglio ha inoltre contestato la partecipazione al negoziato di alcuni suoi membri.
14.09.2026 11:46
«Israele elimina la possibilità di una nazione palestinese»
Una ONG israeliana ha accusato le autorità israeliane di attuare una politica volta a «eliminare» qualsiasi possibilità di una nazione palestinese, intensificando in particolare le violenze e le restrizioni contro i palestinesi nella Cisgiordania occupata.
In un rapporto di 249 pagine intitolato «Progetto eliminazione», l'organizzazione per i diritti umani B'Tselem afferma che tale obiettivo si fonda su «violenza e intimidazione, restrizioni alla libertà di movimento, soffocamento economico, distruzione sociale e politica, pulizia etnica e conquista territoriale».
L'Afp ha richiesto un commento all'ufficio del primo ministro Benyamin Netanyahu, a quello del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich - artefice dell'accelerazione della politica di colonizzazione - e all'esercito. Le autorità israeliane respingono regolarmente le accuse di abusi in Cisgiordania, territorio occupato dal 1967.
14.09.2026 10:42
L'Iran denuncia: «Gli USA hanno bloccato la missione all'Aiea del nostro capo»
Gli Stati Uniti avrebbero esercitato pressioni per bloccare la partecipazione del responsabile dell'Organizzazione iraniana per l'energia atomica (OIEA), Mohammad Eslami, a una riunione a Vienna.
L'incontro sarebbe dovuto avvenire presso la sede dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA), per una conferenza annuale sul nucleare. Lo ha comunicato questa mattina la televisione di Stato iraniana.
«Mohammad Eslami e la sua delegazione si sono imbarcati sabato su un volo di linea diretto a Vienna, ma sono stati bloccati lungo il percorso a causa di ostacoli frapposti dagli Stati Uniti», ha annunciato l'emittente, precisando che il funzionario iraniano ha quindi fatto ritorno a Teheran.
14.09.2026 10:01
«Gli USA escludono il capo dell'agenzia nucleare iraniana dal vertice dell'Aiea»
Il capo dell'Organizzazione per l'energia atomica dell'Iran, Mohammad Eslami, e la sua delegazione sono stati «esclusi dagli Stati Uniti» dalla conferenza sul nucleare dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) a Vienna e sono rientrati a Teheran: lo riferisce l'agenzia Isna.
14.09.2026 07:09
L'aviatore USA salvato in Iran: «La cosa più terrificante che abbia mai visto»
L'aviatore USA salvato in Iran in una spettacolare operazione di recupero dello scorso aprile ha ricostruito domenica sera a «60 Minutes» della CBS la sua storia di sopravvivenza, per la prima volta in pubblico. «E' la cosa più terrificante che abbia mai visto», ha raccontato il colonnello dell'Aeronautica americana, noto con il nome in codice «Dude 44 Bravo», nei guai dopo che il suo F-15E Strike Eagle è stato abbattuto durante le incursioni delle forze americane contro Teheran.
Malgrado le gravi ferite riportate, è riuscito a evitare la cattura per quasi 50 ore, nascondendosi sui monti Zagros. Bravo è stato infine tratto in salvo grazie a una complessa operazione che ha coinvolto decine di aerei e droni: ha attribuito la sua sopravvivenza al lavoro di squadra e alla determinazione dei soccorritori. L'aereo di Bravo è stato abbattuto il 3 aprile da un missile lanciato a spalla dalle forze iraniane ed è caduto nella provincia di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, nell'Iran sud-occidentale, vicino al confine con l'Iraq. E' stato come «essere colpiti da un treno merci», ha raccontato Bravo, in merito all'impatto. Il suo compagno di equipaggio e pilota, con nome in codice «Alpha», ha attivato l'espulsione per entrambi dal jet (dal valore di 30 milioni di dollari), ma il paracadute di Bravo non si è aperto, ha detto l'ufficiale.
«Il mio era rimasto danneggiato durante l'attacco iniziale», ha detto, stimando di essere precipitato verso il suolo a una velocità di 70-100 miglia orarie. Ha riportato la frattura a schiena, braccio e spalla, oltre a una distorsione alla caviglia e ferite alla testa e al volto. Mentre il suo compagno di equipaggio è stato recuperato dalle forze USA in poche ore, Bravo è stato costretto a sopravvivere per quasi 50 ore, bloccato sul posto con gravi ferite e senza cibo né acqua. E' riuscito a evitare di essere individuato dai caccia iraniani che pattugliavano la zona vista la taglia di 60.000 dollari sulla sua testa. Il colonnello ha scalato la cresta alta oltre 2.100 metri, nascondendosi in un anfratto dei monti Zagros.
E' stato infine salvato grazie a una complessa operazione che ha coinvolto decine di velivoli e droni MQ-9 Reaper, proprio mentre sorgeva il sole la domenica di Pasqua. E' stato «uno dei momenti più belli» della sua vita vedere i soccorritori. «È una storia di lavoro di squadra, addestramento, fede, decisioni e leadership; una storia che rimarrà nella storia come esempio di ciò che l'America è disposta a fare per mantenere la promessa di non lasciare indietro nessuno», ha aggiunto.
14.09.2026 06:00
Il punto alle 6.00
L'Iran ha chiarito con gli attori regionali la disponibilità
a discutere del proprio programma nucleare solo dopo la risoluzione della
questione dello Stretto di Hormuz, compresa la revoca del blocco navale
americano ai porti iraniani. Lo riporta la CNN, secondo cui al contrario
gli USA intendono riprendere i colloqui sul nucleare di Teheran. Funzionari
dell'amministrazione Trump hanno indicato, in conversazioni private con le
controparti degli Stati del Golfo, che Washington vorrebbe «concentrare
nuovamente qualsiasi futuro negoziato USA-Iran sul programma nucleare di
Teheran, anziché sulla riapertura dello Stretto di Hormuz».
Intanto Donald Trump, interpellato sulle notizie secondo cui
entità cinesi potrebbero aver fornito all'Iran immagini satellitari per colpire
le basi USA in Giordania, ha replicato che Pechino «in sostanza fa quello che
facciamo noi», aggiungendo che il presidente cinese Xi Jinping «si è comportato
piuttosto bene, e noi ci siamo comportati piuttosto bene». Alla domanda se
solleverà il tema nell'incontro del 24 settembre alla Casa Bianca con Xi, il
tycoon, parlando sull'Air Force One, ha replicato che «quando ci dicono che la
Cina ci spia, io rispondo: “Avete ragione, e anche noi spiamo loro, lo sapete?
Spiamo anche noi loro”».
Da parte sua, il portavoce delle forze di difesa israeliane
(Idf) è tornato a criticare il film Naza, sulla guerra a Gaza, diretto
da Yuval Abraham e Rachel Szor e premiato a Venezia. Il portavoce, scrive Ynet,
questa volta ha fatto riferimento a una scena del film che conterrebbe prove di
un attacco approvato nella Striscia di Gaza e in cui sarebbero stati uccisi
circa 500 civili, precisando che «si tratta di una falsità assoluta». «Nessun
attacco di questo tipo è mai stato pianificato, approvato o eseguito - prosegue
il portavoce -, eppure i registi hanno scelto di utilizzare una testimonianza
per promuovere il film e da essa hanno tratto conclusioni sul resto del
contenuto».

