Federali 2023
"Ho facilità nel tirar la giacca anche ad altri"
Redazione
03.10.2023 06:00

Foto: Immagine Ticinonews
Intervista pre-elettorale a Bruno Storni, candidato del Partito Socialista sia al Consiglio degli Stati, sia al Nazionale.
Secondo appuntamento con le interviste pre-elettorali di Ticinonews ai candidati al Consiglio degli Stati. A rispondere alle domande di Sacha Dalcol è il consigliere nazionale uscente Bruno Storni, del Partito socialista, che corre per entrambe le Camere.
Partiamo
da Alain Berset, che arriva al termine della sua corsa all’interno del Governo.
Le chiedo una valutazione del suo operato.
“Berset
ha avuto un dossier molto difficile. Lo abbiamo visto ancora la settimana
scorsa al Nazionale, dove per far passare dei pacchetti di risparmi ci si scontra
quasi sempre con una maggioranza del Parlamento che non vuole toccare niente.
Ricordo ad esempio la questione dei generici, quando si potevano risparmiare
alcune centinaia di milioni per riportare il costo dei generici per rapporto a
un prezzo di riferimento europeo. Ebbene, non è passata. Berset ha fatto molti
tentativi ed è riuscito in pochi, ma ha messo comunque in campo più di un
miliardo solo nei risparmi sui medicamenti”.
Qualcosa
che non le è piaciuto?
“In
questi quattro anni è stato molto impegnato con la questione Covid, che secondo
me ha gestito bene. Ha goduto di molta visibilità ed è stato classificato come il
‘ministro’ più simpatico ed efficiente. Chiaramente la visibilità in quel campo
era forzata perché c’erano regolarmente dei punti stampa in cui spiegava le misure
prese”.
Parliamo
di premi cassa malati: l’impressione di molti cittadini è che sul tema la colpa
sia sempre di qualcun altro. Secondo lei c’è questo problema? Nessuno ci mette
la faccia?
“La
grossa discussione, vista anche in queste settimane, è sempre: ‘Non vediamo perché la Confederazione
dovrebbe pagare per degli errori che fanno i cantoni’. Se si guarda anche la questione
dell’ambulatoriale, non è mai andata avanti perché anche il Governo quando
usciva con una nuova proposta diceva ‘non senza i cantoni’, i quali hanno al
responsabilità della pianificazione ospedaliera”.
Questo
significa che nessuno può fare nulla?
“Adesso
è partita la proposta di imporre una pianificazione ospedaliera federale e vedendo
la situazione credo che un po’ alla volta si debba andare in quella direzione. La Confederazione adesso mette 2,8 miliardi in sussidi, i Cantoni 2,6.
Il Ticino è generoso, dà 200 milioni, ma altri hanno ridotto. Quei 2,6 miliardi
corrispondono a quelle che sono state le sopravvenienze. A livello di
sussidi sono molto reticenti, malgrado siano poi loro a definire l’offerta
sanitaria”.
Quattro
papabili nomi per il dopo Berset: Daniel Jositsch, Jon Pult, Matthias Aebischer, Beat Jans. Qual è il suo preferito?
“Preferisco
non dire la preferenza. Il favorito secondo me è Beat Jans. Lo conosco, è un
esperto di tematiche energetiche e ambientali. Era abbastanza influente in Commissione
energia e pianificazione del territorio”.
Parliamo
anche di Cassis. Criticando i socialisti, in un comizio a Sant'Antonino ha chiesto: "Dobbiamo
essere tutti poveri in canna per essere uguali?". Lei cosa risponde?
“È
un colpo basso, mi chiedo come gli sia uscito. Probabilmente non pensava che qualcuno stesse registrando”.
Secondo
lei a volte non si ha la sensazione che a sinistra più che favorire i deboli ci
si scagli spesso contro i ricchi?
“Non
credo. In Svizzera negli ultimi anni i ricchi non sono stati chiamati alla
cassa, mentre la povertà è aumentata. Le persone che hanno accesso al sostegno
sociale sono cresciute e ora aumenteranno ancora i premi cassa malati. Non credo
che facciamo campagna contro i ricchi”.
Voterà
per Cassis?
“Penso
di sì, poi bisognerà vedere come sarà la ripartizione. In questi quattro anni noi abbiamo avuto molti incontri con
Cassis. Ci ha sempre spiegato quello che sta succedendo e devo ammettere che
fare politica estera, soprattutto in Europa, oggi è molto difficile, e non è
tutta colpa sua se non si avanza con le relazioni con l'Europa. Chiaramente, se
il PLR dovesse finire dietro i Verdi, i liberali dovranno decidere quale dei due consiglieri federali tenere. In
questo caso voterei per un verde, ma dipenderà dal risultato delle elezioni”.
Concluderei con il
grafico di SmartVote, perché il suo e quello di Greta Gysin sono quasi uguali. C'è
una differenza a proposito della politica migratoria restrittiva, in cui lei è un po'
più duro, ma al di là di quello mi dice una differenza? Perché bisognerebbe
votare lei e non Gysin?
“Io ho più esperienza e
in questi quattro anni sono riuscito a portare in porto molti atti parlamentari
e qualche iniziativa cantonale. E sono atti parlamentari, anche al di fuori
della questione della Galleria di Moscia, dove bisogna comunque saper tessere
qualche contatto al di fuori del proprio partito. Io credo di avere una
facilità nel tirar la giacca anche ad altri, sia al Consiglio nazionale sia a
quello degli Stati. In più, ho tre mozioni che passeranno agli Stati che potrei
difendere meglio se sedessi nella Camera alta. Questo però lo decideranno gli
elettori”.

