TICINO | 15.11.2009 | 11:00
 
-   +
 
Stampa Stampa
 
Invia Invia
 

Test antidroga in Parlamento? 'Perché no'

La maggioranza dei deputati sono d'accordo al test che scoverebbe eventuali tracce di stupefacenti. Spaccato invece il Governo

Test antidroga obbligatori per i deputati? Perché no, dice la maggioranza dei parlamentari ticinesi, che sarebbe disposta a sottoporsi all’esame. Una larga fetta, inoltre, scrive oggi il Caffè, sarebbe favorevole a un test antidroga facoltativo come stanno facendo i colleghi italiani proprio in questi giorni. Una ventina solamente i contrari, che si appellano invece alla tutela della privacy.

PLR, PPD e socialisti sono d’accordo nel sottoscrivere un esame obbligatorio di urine o capelli per scoprire eventuali tracce di stupefacenti. Insomma, sostengono i tre partiti, “Si darebbe il buon esempio al Paese”. E come dichiara il deputato socialista Bill Arigoni: “Se noi che facciamo le leggi non le rispettiamo chi dovrebbe rispettarle?”. Nenad Stojanovic invece ricorda che un test simile lo aveva proposto in consiglio comunale a Lugano. Il presidente del PS Manuele Bertoli sottolinea che non è un “problema prioritario, visto che ci sono dei politici che notoriamente usano droga e nessun ci fa caso”. Mentre tra i socialisti, il medico Roberto Malacrida è contrario all’esame obbligatorio: ‘Non ne vedo l’utilità,  perché è un’ingerenza nella sfera privata’.

Pure tra le fila del PLR vi sono alcuni deputati che credono che il test violi la sfera privata. La pensano così Paola Bagutti e Walter Gianora. Anche il presidente Giovanni Merlini è perplesso: “Perché è difficilmente compatibile con la Costituzione”. Tra i pochi PPD contrari al test, vi è Alex Pedrazzini che osserva: ‘Il test andrebbe bene per i docenti’. Favorevole invece il capogruppo Paolo Beltraminelli: “Se fatto però secondo precise modalità e nel pieno rispetto della sfera privata”.

In casa leghista, il deputato Lorenzo Quadri si dice favorevole all’esame facoltativo. Ma avverte: “Così facendo, bisognerebbe fare i test per tutte le sostanze che creano dipendenza, alcool compreso”.  Per il collega Michele Foletti, se fatto volontariamente è un “segnale di trasparenza”. Per Norman Gobbi invece i politici devono essere corretti prima di tutto verso se stessi: “In tanti predicano bene ma razzolano male”. Mentre Boris Bignasca, anche con un esame facoltativo, se ne vedrebbero delle belle: “Magari si scoprirebbe qualcuno che sbraita contro la coca e, invece, sniffa”.

Sempre in casa leghista è favorevole al test antidroga obbligatorio Rodolfo Pantani: “Porterebbe allo scoperto quei moralisti che ne fanno di tutti i colori”. Contrario invece il deputato Giorgio Salvadè:  “Sarebbe un devastante attacco alla libertà personale. Un’intrusione inammissibile”.

Anche il coordinatore dei Verdi Sergio Savoia è sulla stessa linea di Boris Bignasca. Insomma, se ne vedrebbero delle belle, “ma non so se sarebbe opportuno. Molto meglio se facoltativo, contribuirebbe quanto meno a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’emergenza cocaina”. Per il collega Francesco Maggi invece che per i personaggi pubblici non c’è privacy che tenga.

Ma c’è invece chi va ben oltre, come il presidente dell’UDC Pierre Rusconi, che suggerisce di fare il test al momento della candidatura. Linea dura anche da parte del collega Eros Mellini: ‘Chi fa uso di stupefacenti non dovrebbe sedere in parlamento’, seguito a ruota da Marco Chiesa: “Se i cittadini lo vogliono sapere, perché no? Anche in questo bisogna sottostare al giudizio degli elettori”. “Non so se la legge permetta un simile esame - osserva invece Gabriele Pinoja -, se fatto volontariamente lo trovo più che giusto”.

Pareri contrastanti tra i due deputati indipendenti: “Senza criminalizzare nessuno, l’obbligatorietà sarebbe una scelta di trasparenza verso gli elettori”, dichiara Brenno Martignoni. Mentre Sergio Arigoni preferirebbe una dichiarazione spontanea se si consuma o no droga: “Un atto di sincerità doveroso verso i cittadini che ci hanno dato la loro fiducia”.

Il Governo invece è spaccato. Le ministre Laura Sadis e Patrizia Pesenti sono contrarie al test per una questione di difesa della privacy. Favorevoli invece i consiglieri di Stato Gabriele Gendotti, Luigi Pedrazzini - "Potrebbe essere una buona iniziativa" - e Marco Borradori - "Sono d'accordo con l'ipotesi dell'esame obbligatorio"-.



>>> Blogga l'articolo



 
 
 

cerca
collegamenti