Con il pretesto di un controllo medico, i due svizzeri trattenuti in Libia da oltre un anno sono stati convocati il 18 settembre dalle autorità del paese nordafricano e successivamente posti in detenzione. Tripoli ha indicato che la misura è stata presa allo scopo di "garantire la loro sicurezza". Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha definito oggi la situazione "inaccettabile".
Il 23 settembre, per mezzo di una nota diplomatica, il ministero degli esteri libico ha informato le autorità svizzere del fermo dei due manager in un luogo "sicuro", ha indicato il DFAE all'ATS in una presa di posizione. Secondo dichiarazioni libiche, la decisione è stata presa per paura di un intervento militare svizzero per liberare i due cittadini elvetici.
Una delegazione del DFAE incontrerà al più presto una delegazione libica, si legge nella nota del dipartimento. "La liberazione dei due svizzeri resta prioritaria nei negoziati" con la Libia e "la condizione di una normalizzazione delle relazioni tra Berna e Tripoli". In un'intervista sul sito internet della Televisione della Svizzera romanda (TSR), Micheline Calmy-Rey è detta scioccata ed ha chiesto la liberazione immediata dei due. "Non fuggiranno", ha assicurato.
Mercoledì sera Hans-Rudolf Merz aveva incontrato Muammar Gheddafi a margine dell'assemblea generale dell'ONU a New York. Nel corso dei colloqui il presidente della Confederazione aveva più volte insistito che i due svizzeri venissero liberati il più rapidamente possibile. In occasione di un incontro con la stampa ieri, Merz aveva indicato di aver avuto la conferma dal leader libico che i due ostaggi erano stati trasferiti dalle autorità del paese nordafricano in un "luogo sicuro". Secondo notizie stampa la Diplomazia svizzera era già da diversi giorni a conoscenza del fatto, ma aveva evitato di renderlo pubblico per riguardo ai famigliari dei due manager.
Il consigliere federale Ueli Mauerer, intervistato oggi dall'emittente zurighese Radio 1, ritiene improbabile un ritorno in patria dei due ostaggi entro quest'anno. Il responsabile del Dipartimento della difesa ha definito come un altro piccolo passo avanti su un cammino difficile l'incontro tra Merz e Gheddafi.
Anche per Hasni Abidi, direttore del centro di studi e di ricerche sul mondo arabo a Ginevra, l'incontro deve essere valutato in modo positivo. Anche se continua a non essere chiaro se e quando i due cittadini svizzeri saranno liberati, il colloquio ha dato comunque un impulso alla vicenda. "Ciò almeno mostra che la sua (di Gheddafi ndr) collera è un po' diminuita", sottolinea Abidi in un'intervista pubblicata oggi dal "Bund" e dal "Tages Anzeiger".
Secondo Anne Peters, specialista di diritto internazionale all'università di Basilea, la Libia ha violato il patto internazionale dell'Onu sui diritti civili e politici fermando i due svizzeri. Tripoli ha ratificato il patto e può quindi limitare la libertà di movimento di persone straniere solo quando vi sono sufficienti motivi, ha detto Peters all'ATS. Questo non è il caso visto che gli svizzeri sono entrati in Libia legalmente. E l'accusa di aver violato le disposizioni sul visto di entrata nel paese non è un motivo sufficiente.
ATS